L’Organizzazione dei Paesi esportatori di Petrolio (OPEC) perde uno dei suoi membri più importanti, gli Emirati Arabi Uniti, che martedì hanno annunciato di voler lasciare il cartello petrolifero nato nel 1960 per rompere il predominio delle compagnie petrolifere occidentali.
La decisione è stata svelata proprio nel giorno in cui si riunisce a Gedda, in Arabia Saudita, il Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), il primo dall’inizio della guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran che ha provocato la chiusura da parte di Teheran del blocco dello Stretto di Hormuz e attacchi di rappresaglia contro le monarchie sunnite.
A confermare la decisione di Abu Dhabi è stato il ministro dell’Energia degli Emirati Arabi Uniti, Suhail Mohamed al-Mazrouei, che in una dichiarazione all’agenzia Reuters ha affermato che la mossa è giunta dopo un’attenta valutazione delle strategie energetiche della potenza regionale. Alla domanda se gli Emirati avessero consultato l’Arabia Saudita, leader di fatto dell’OPEC, ha risposto che gli Emirati non hanno sollevato la questione con nessun altro Paese.
“È una decisione politica, presa dopo un’attenta valutazione delle politiche attuali e future legate al livello di produzione”, ha affermato il ministro dell’Energia.
Mazrouei ha ricordato che gli Emirati Arabi Uniti sono stati membri dell’OPEC e dell’OPEC+ per molto tempo, ma ha affermato che il mondo avrà bisogno di più energia, suggerendo che la decisione del suo Paese contribuirà a soddisfare questa domanda. Secondo quanto riferito dall’agenzia stampa statale WAM, l’uscita avverrà il primo maggio.
I produttori del Golfo membri dell’OPEC stavano già incontrando difficoltà nell’esportare attraverso lo Stretto di Hormuz, il punto di passaggio tra Iran e Oman attraverso cui transitano normalmente un quinto del greggio mondiale e del gas naturale liquefatto, a causa delle minacce iraniane e degli attacchi contro le navi.
Mazrouei ha dichiarato che la decisione, con cui gli Emirati Arabi Uniti lasceranno anche il gruppo OPEC+, non avrà un impatto enorme sul mercato proprio a causa della situazione nello stretto.
Secondo diversi analisti, una delle ragioni che avrebbero spinto gli Emirati ad abbandonare il cartello, di cui fa parte anche l’Iran, sarebbe stata la necessità di avere maggiore autonomia sui livelli di produzione petrolifera, posizionandosi come un produttore più flessibile e reattivo al mercato.
L’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC rappresenta una vittoria per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che in un discorso del 2018 all’Assemblea generale delle Nazioni Unite aveva accusato l’organizzazione di “derubare il resto del mondo” gonfiando i prezzi del petrolio.
Come sottolinea Reuters, la decisione giunge dopo che gli Emirati Arabi Uniti, hub regionale degli affari e della finanza e uno degli alleati più importanti di Washington, hanno criticato gli altri Stati arabi per non aver fatto abbastanza per proteggerli dai numerosi attacchi iraniani durante la guerra. Anwar Gargash, consigliere diplomatico del presidente degli Emirati Arabi Uniti, ha criticato la risposta araba e del Golfo agli attacchi iraniani durante una sessione del Gulf Influencers Forum lunedì.
Prima della crisi dello Stretto di Hormuz, gli Emirati Arabi Uniti erano uno dei principali produttori petroliferi mondiali e uno degli attori centrali dell’OPEC. La produzione effettiva di greggio si collocava intorno ai 3-3,8 milioni di barili al giorno, mentre la capacità produttiva era stimata a circa 4,8 milioni di barili al giorno.
Questo faceva degli Emirati uno dei primi dieci produttori globali di greggio e, all’interno dell’OPEC, il terzo maggiore produttore dopo Arabia Saudita e Iraq. Proprio il divario tra capacità produttiva e limiti imposti dalle quote OPEC+ era da tempo uno dei punti di frizione tra Abu Dhabi e il cartello.
La quasi chiusura dello Stretto di Hormuz ha però modificato radicalmente il quadro. Le stime disponibili indicano che la produzione emiratina sarebbe scesa sensibilmente, fino ad attestarsi intorno ai 2,3 milioni di barili al giorno a marzo, in linea con il forte ridimensionamento imposto ai produttori del Golfo dalle difficoltà di esportazione attraverso il principale chokepoint energetico della regione. In questo contesto, l’uscita degli Emirati dall’OPEC e dall’OPEC+ non avrebbe un impatto immediato paragonabile a quello che avrebbe avuto in condizioni normali di mercato, ma segnala una rottura politica rilevante: Abu Dhabi vuole poter sfruttare in modo più autonomo la propria capacità produttiva e rafforzare il proprio ruolo di fornitore globale quando le condizioni logistiche lo consentiranno.
